Un’ottima lezione di Bel canto !

Trieste, 20 gennaio 2020 –  In una serata piena di tensioni sindacali ha debuttato Lucrezia Borgia, opera di Gaetano Donizetti assente a Trieste dal 1871. L’allestimento, atteso da tanto tempo, è sicuramente, a parere mio e di altri critici locali, uno dei migliori di questa stagione. Gaetano Donizetti dovette scendere a patti con la censura quando, nel 1833,decise di scrivere questa opera, tratta dalla celebre tragedia di Victor Hugo. eK1lJuqLa produzione è nuova ed è una sinergia tra le fondazioni lirico sinfoniche di Trieste, Bergamo, dei Teatri di Reggio Emilia ePiacenza e della Fondazione Ravenna Manifestazioni. Lucrezia Borgia è un opera densa di pathos e azione scenica, molto ben interpretata dalla regia dell’altoatesino Andrea Bernard. La lettura di quest’opera e piena di riflessioni e di domande sulla vita di una donna, di una madre e sulla tragicità deglieventi che essa vive. Le scene di Alberto Beltrame sono molto minimaliste, ma costruite per concentrare l’attenzione sulla tragicità della vicenda. Le luci di Marco Alba caricano lo spettatore di un’ansia che si risolverà solo alla fine dell’opera; veramente efficaci ! L’interpretazione di Roberto Gianola è granitica, solida, impeccabile. Il gesto del direttore guida come un faro orchestra e palcoscenico attraverso una strada difficile, il suo gusto e la sua qualità sono tali da rendere la serata indimenticabile. L’orchestra del Verdi ha sfoggiato un suono di rara bellezza, ricco di sfumature. La compagine corale, guidata da Francesca Tosi, si è ben disimpegnata in tutta la recita.osPU630 La compagnia vede delle prime parti di rara qualità e dei comprimari che ben si destreggiano in ogni nota. Lucrezia Borgia è interpretata dalla brava  Carmela Remigio: le doti attoriali e le capacità vocali sono tali da farle ottenere numerosi applausi a scena aperta.Il tenore rumeno Stefan Pop, nel ruolo di Gennaro, oltre alle doti attoriali molto buone, ha dalla sua una dizione perfetta e una non comune capacità di utilizzo della voce. Nei duetti con il soprano traspare inoltre un’ottima intesa vocale. Cecilia Molinari nella parte di Maffio è una gradevole conferma. Già sentita a Trieste nel 2017 come Rosina nel Barbiere rossiniano,è dotata di dizione e messa di voce perfette, che le consentono direndere al meglio il ruolo in ogni sua sfaccettatura. Convincente,purnon allo stesso livello, Dongho Kim nell’ambiguo ruolo di Don Alfonso: una presenza scenica buona ma una dizione non perfetta rendono l’interpretazione non totalmente soddisfacente. Il pubblico, non strabordante, ha decretato un successo di peso per questo allestimento. Innumerevoli applausi a Roberto Gianola, Carmela Remigio e Stefan Pop. VkukumxPoco chiare le contestazioni alla regia,pervenutesolo dal loggione. Uno spettacolo, in scena fino al 25 gennaio, da vedere a tutti i costi.

La recensione si riferisce alla prima del 17 gennaio. 

Turandot e Aida per l’apertura della stagione lirica

 

Trieste – Un inizio scoppiettante quello del Teatro Verdi di Trieste per la sua stagione di Lirica e Balletto, con le produzioni di Turandot di Giacomo Puccini e Aida di Giuseppe Verdi. Entrambe le opere mancavano dal capoluogo giuliano da molto tempo: l’ultima Turandot fu rappresentata nel dicembre 2005 con la direzione di Daniel Oren, mentre l’ultima Aida nel 2009,Nello Santi sul podio. La serata del 29 novembre scorso ha visto l’inaugurazione della stagione con Turandot, nuova produzione del TeatroVerdi in collaborazione con il Teatro Nazionale di Odessa. L’allestimento,per la regia della coppia Katia Ricciarelli–Davide GarattiniRaimondi, è di stampo tradizionale,con un impianto scenico funzionale allo spazio a disposizione, costruito su due piani:in alto la corte imperiale e sotto il popolo di Pechino. Si tratta di scelte azzeccate, tenuto conto della grande massa corale presente.I costumi, di scarso gusto, sono quelli del Teatrodi Odessa,resi però più vivi dalle sapienti mani di Giada Masi.J0MDRRn Il balletto presente all’interno di questa produzione ha vissuto momenti altalenanti, risultando interessante in alcune scene,in cui conferiva quel tocco in più alla partitura, privando la invece dell’intimismo richiesto in altre.Buona la parte musicale sotto ogni aspetto: l’orchestra del Verdi ha ben saputo portare a termine una partitura complessa, guidata dalle esperte mani di Nikša Bareza,nonostante alcuni momenti molto sbilanciati verso i colori del fortissimo. Il giovane soprano croato Kristina Kolar ha fornito un’ottima interpretazione del ruolo di Turandot, riuscendo a fare suo quell’enorme dolore che ha reso di gelo la principessa. Amadi Lagha, tenore franco-tunisino,è stato un discreto Calaf, dotato di una bella voce che mancava da tanto a Trieste, con l’unico neo del timbro chiaro e dell’emissione aperta nel primo atto, poco adatti a un ruolo drammatico.Desirée Rancatore, una minuta Liù, ha saputo poco a poco conquistare tutto il pubblico triestino; emozionante il suo “Tu che di gel sei cinta”.Buona la presenza scenica e vocale dei tre ministri che hanno“guidato” il principe nel suo cammino. Solidi emolto ben gestiti i protagonisti dei ruoli minori. Il coro della Fondazione ha avuto il supporto del coro dell’Opera di Odessa e, purtroppo,le differenze tra la vocalità italiana e quella ucraina si sono fatte sentire.Un plauso va sicuramente al Maestro Tosi, che ha ben saputo dirigere il folto gruppo. Impeccabile la presenza del coro di voci bianche I Piccoli Cantoridella città di Trieste,preparatoegregiamente da Cristina Semeraro.

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Passando invece alla prima recita di Aida, tenutasi il 1° dicembre, sembra che questa produzione soffra di qualche problema sia dal punto di vista musicale che da quello scenico.E’ tuttavia doveroso elogiare lo sforzo produttivo compiuto dalla Fondazione,che ha visto l’orchestra rientrare in Italia solo durante la prima settimana di novembre, dopo una tournée di successo in Giappone. La regia, sempre affidata al duo Ricciarelli – Garattin iRaimondi, spesso non ha convinto del tutto, dando l’impressione di uno spettacolo ancora in evoluzione, a tratti privo dell’approfondimento drammaturgico che il capolavoro verdiano esige.Tra i numerosi balletti previsti, spicca quello del secondo atto per la fulgida performance della prima ballerina. La parte musicale ha visto trionfare senza alcun dubbio tutta l’orchestra della Fondazione,le trombe egizie e le numerose entrate della banda fuori scena, dirette dal Maestro Fabrizio Maria Carminati. Buona la sua interpretazione, anche se spesso la scansione metronomica non era totalmente sicura e stabile. 5USualJSvetlana Kaysan ha delineato un’Aida sicura, dalla vocalità di ampio respiro e ottima musicalità. Gianluca Terranova si è disimpegnato nella parte al massimo delle sue potenzialità, anche se sotto l’aspetto vocale il suo Radames non ha soddisfatto totalmente. Affascinante e interessante l’Amneris di Anastasia Boldyreva: ottima vocalità e bellissima presenza scenica, il giovane mezzosoprano russo ha saputo attrarre a sétutta l’attenzione del folto pubblico nel terzo e quarto atto, raggiungendo momenti di alta intensità interpretativa. Buono il rendimento di Andrea Borghini, solidala voce di Cristian Saitta nel ruolo di Ramfis. Ben interpretati i ruoli minori.

Il pubblico Triestino ha applaudito con vigore, con numerose chiamateal proscenio sia per Turandot che per Aida. Un impegno di certo oneroso per la Fondazione giuliana, ma ricambiato dalla città con entusiasmo e  numerosi telespettatori (entrambe le opere sono state trasmesse in diretta dall’emittente locale). Il Giudizio complessivo su queste due produzioni è più che discreto; ora ci aspetta un’impegnativa stagione, che prevede anche titoli in prima assoluta.

Firmi Matteo

Antonio Di Pofi – Le Nozze di Leonardo

Trieste, 30 ottobre 2019 – Il teatro Verdi di Trieste è attualmente impegnatosu due fronti: l’importante tournée in Giappone, dove un fortunato allestimento di Traviata sta ottenendo grandi successi,e la produzione della nuova opera Le Nozze di Leonardo, commissionata al compositore Antonio DiPofi per la stagione “Da 0 a 100 …& Più”, su libretto scritto a due mani da Giuseppe Manfredi e Guido Chiarotti. La regia è affidata a MorWcIeULeena Barcone,i costumi ad Andrea Binetti, mentre lescenografie,reali e virtuali,sono a cura di Federico Cautero per 4 D0D0. L’allestimento vede impegnate cinquevoci e un ensemble ridotto dell’orchestra della Fondazione.

 

 

La Trama dell’opera si snoda attraverso una lunga e costante riflessione sulla figura di Leonardo all’interno della realtà milanese del 1490. Yo94o2SLa compagnia vocale è formata da Tonia Langella nel ruolo diCecilia Gallerani, NicolòCerianiin quello di Bernardo Bellincioni, Miriam Carsana come Beatrice d’Este,Claudia Urruquale Isabella d’Aragona e la triestina Ilaria Zanetti nel ruolo di una servetta di corte. La direzione dell’orchestra è affidata ad Andrea Certa, che svolge il proprio compito con gesto sicuro e chiaro . I cantanti hanno ben saputo interpretare una partitura molto complicata, dal linguaggio a metà tra il classico  e il contemporaneo. Un gran plauso a NicolòCeriani, che con una vocalità piena e calda riempie tutto il teatro: il suo ruolo si rivelaindispensabile per riuscire a portare avanti una storia a dir poco complicata. Interessante la presenza di Tonia Langella, che da subito fa intuirela sua ottima preparazione vocale e teatrale. La musica composta da Di Pofi, pur scritta in modo magistrale,non riesce ad arrivare all’ascoltatore, che spesso rimane sospeso tra un testo di denso significato e una musica poco melodica. L’elaborato è davverointeressante, ma la complessità ètale da renderne l’ascolto molto difficile. Il Libretto è perfettamente abbracciato alla drammaturgia dell’opera, complessa e di difficile lettura . Morena Barcone e Andrea Binetti riescono nel migliore dei modi possibili a esprimere un ideale di opera moderno e attuale. Meravigliosii costumi di Binetti, che riesce a rendere viva la celebre Dama con l’ermellino. Le scene di Federico Cautero dovrebbero essere il punto di forza di questo spettacolo, ma la tecnica della tridimensionalità, puraiutando lo spettacolo,non lo rende cosìunico come viene pubblicizzato. In conclusione, questa nuova produzione possiedenumerosibuoni spunti e una tecnica compositivo-drammaturgica veramente di alto livello, ma siamo sicuri che riuscirà ad arrivare alle orecchie e alla “pancia” del pubblico in sala? La compagine artistica impegnata nell’opera trasmette passione e voglia di fare bene, ma sono sufficientiper un successo pieno?

Libretto

 

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Carmen – Teatro Verdi di Trieste

Nel giorno della Festa Europea della Musica la Fondazione Lirica triestina festeggia con la prima rappresentazione di Carmen di Georges Bizet. Un allestimento di stampo tradizionale, forse troppo, quello messo in scena a Trieste, dove l’impostazione scenica non ha mai convinto totalmente il pubblico. L’orchestra, guidata dal Maestro Oleg Cateani, ha reagito bene a una direzione altalenante e priva di gioia. Valido il suono dell’Ouverture, dove l’orchestra ha fornito una buona lettura di questa pagina nota a tutti. La direzione di Caetani è poco convincente, mancante di quei colori che Bizet prescrive con cura in ogni dettaglio. Un intervento estemporaneo si è manifestato alla fine del primo atto, quando dal loggione uno spettatore ha gridato “Sveglia Direttore!”.

©️Fabio Parenzan

Buono il lavoro di Alessandra Polimeno e Carlo Antonio de Lucia su luci e scene, di stampo tradizionale ma curate in ogni dettaglio. Lavoro certosino quella della costumista Svetlana Kosilova, che riesce a costruire un’ambientazione molto convincente. La vera punta di diamante di questo allestimento è Ketevan Kemoklidze, mezzosoprano di peso, dalla voce calda e suadente, che dà vita a una Carmen elegante e molto femminile, sentita nell’animo.

©️Fabio Parenzan

Gaston Rivero, nei panni di Don Josè, fornisce un’interpretazione buona, anche se un forse po’ ingessata. Cantante molto preparato (si segnala la smorzatura del si bemolle nella “Fleur”), il colore della sua voce ben si addice a un personaggio strano e oscuro quale il protagonista maschile dell’opera. Buona la prestazione di Domenico Balzani nel ruolo di Escamillo: una prova, la sua, piena di vitalità e disinvoltura. Ottimo il suo “Toreador”, dove dimostra di sentirsi totalmente a proprio agio.

Micaëla è interpretata divinamente da Ruth Iniesta, che conferma qui le proprie grandi abilità tecniche: la sua voce limpida e chiara ha ben saputo dipingere un personaggio che appare ambiguo e forse meritevole di maggior peso registico.

Convincenti le prove di Rinako Hara (Frasquita) e Federica Carnevale (Mercedes) nella difficile scena delle carte. Buone anche le prove di Carlo Torriani e Motoharu Takei quali contrabbandieri e di Fulvio Valenti e Clemente Antonio Daliotti, rispettivamente Zuniga e Morales. Ottima prestazione quella del coro di voci bianche “I Piccoli Cantori della Città di Trieste”, diretti dal Maestro Cristina Semeraro. Le coreografie di Morena Barcone, che nel corso della stagione ha già dimostrato la propria professionalità, hanno spesso saputo rendere interessanti quei momenti in cui l’allestimento risultava fiacco. Il coro della Fondazione, diretto dal Maestro Francesca Tosi, si è ben disimpegnato all’interno dell’opera.
Una Carmen, quella della Fondazione triestina, di stampo prettamente tradizionale, dalla regia lenta e con scarso vigore.
La stagione non si conclude così, bensì con una nuova produzione di Follie al principato, in scena dal 16 luglio con la coppia Binetti-Zanetti.
L’11 luglio si attende invece la presentazione della prossima stagione, che, come già annunciato, si aprirà con Turandot di Giacomo Puccini.

Matteo Firmi

Trieste, 21 GIUGNO 2019

Il potere delle voci

La Società dei Concerti di Trieste investe sul canto corale

Trieste – 27 marzo 2019. Una serata interamente dedicata al canto corale è quella che la Società dei Concerti propone al pubblico del Teatro Verdi. Sul palcoscenico si sono alternatiil Gruppo vocale Vikra della Glasbena Matica,diretto dalla M° Petra Grassi, e il coro Clara Schumann, diretto dalla M°Chiara Moro.Adaccompagnare queste due compagini corali le pianiste Carolina Pèrez Tedesco per il coro Schumann e Martina Salateo  per il gruppo Vikra . Il programma del concerto prevedeva nella prima parte il coro Schumann, con due pagine del tardo Ottocento come i Lieder und Gesängedi Gustav Mahler e una selezione da Folk songs of the Four Season di Ralph Vaughan Williams. Le pagine scelte, di grande interesse, sono state ascoltate con passione dal pubblico presente in sala. I colori del coro tuttavia erano non troppo ben definiti e la lunghezza dei brani proposti non ha aiutato le coriste. Buona la direzione della M° Chiara Moro, che ha saputo infondere tranquillità e sicurezza a tutto il coro. Molto ben preparata e di alto livello la pianista accompagnatrice Carolina PèrezTedesco.

Dopo la breve pausa la serata è proseguita con il Gruppo vocale Vikra, della Glasbena Matica di Trieste. Il repertorio scelto è stato vasto e di forte interesse. Grande la ricerca di autori autoctoni e raramente eseguiti, ottima la leggiadria dei brani di Marij Kogoj (specialmente Kaj ne bila bi vesela!). Interessante e articolata la prima esecuzione assoluta di Sklepna pesem di Patrick Quaggiato(con l’autore presente in sala), basata su una poesia di Ciril Zlobec. Ottima la scelta di far recitare il testo (ammaliante la voce di Nikla Petruška Panizon) nella traduzione italiana di Miran Košuta, pulito e chiaro il suono del violinista Janez Podlesek. Il brano di Quaggiato è denso di significato e le voci di Vikra sono riuscite a tessere una tela piena di colori. La grande peculiarità di questa seconda parte è stata la limpidezza e profondità sonora: i brani Zimska e Prekmurska sono sembrati “pelle” del coro. Ottima ed elegante la presenza della pianista Martina Salateo, che ha saputo rafforzare le tinte di un quadro che era già bello. Dopo una parte in lingua slovena si è passati al dialetto locale: le Tre Canzoncine Triestine di PavleMerkù,su testi di Claudio Grisonich, sono un vero e proprio gioco umoristico. Le ragazze del gruppo corale sono riuscite a descrivere dettagliatamente tre istantanee della Trieste deglianni Settanta. Il brano scelto per la chiusura è il Magnificat del compositore sloveno Ambrož Čopi, un brano di una complessità ben equilibrata, denso di complicati incastri tra tempi composti, parti corali e accompagnamenti pianistici. Il gruppo vocale Vikra ha saputo portare all’interno di questa seratainterculturalità, professionalità e qualità. La direzione della M°Petra Grassi è risultata passionale e molto chiara e il pianoforte di Martina Salateo,delicato e leggero,perfetto per questa compagine corale. Una serata interessante, che ha dimostrato la grande potenzialità di questa città piena di musica e amante della musica, dove la qualità è presente e radicata nei geni dei suoi abitanti.

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Matteo Firmi

Butterfly, una serata cinematografica

Trieste, 12 aprile 2019 – Giacomo Puccinifu senza nessun dubbio l’ultimo vero operista italiano. La sua Madama Butterfly nacque nel 1903 e fu rappresentata per la prima volta tra Carnevale e Pasqua del 1904. Il libretto, scritto dall’accoppiata Illica eGiacosa, si basa sull’omonimatragedia di David Belasco. cWmvD5b.jpgLa FondazioneTeatro Lirico Giuseppe Verdi,dopo cinqueanni di assenza,ripropone questo titolo al pubblico con una nuova produzione. La prima sensazioneèquella di essere trasportatiin un film deglianni Quaranta, con colori tenui, un impalpabilevelo a regalareil giusto effetto rétro, minimalismo allo stato puro, però con grande attenzione al dettaglio. Il team creativo di questo allestimento è formato da Alberto Triolae Libero Stelluti alla regia, Emanuele Geniuzzi e Stefano Zullo alle scene, Sara Marcucci ai costumi e Stefano Capra alle luci. Sin da subito il pubblico può percepire che si trattadi un lavoro sentito, preparato con estrema cura per ogni dettaglio e in grado di creare quella magiachea Trieste mancava da tanto tempo. Il direttore d’orchestra per questo allestimento è Nikša Bareza, che con maestria ed esperienza riesce a tirar fuori il meglio da tutti:ottimele dinamiche, ottimoil dialogo continuativo tra cantanti e orchestra, eccellentela sua interpretazione.Veniamo quindi alla compagnia di canto: Liana Aleksanyan, conla sua presenza scenica,è riuscita a tenere vivo il dramma vissuto dalla protagonista;un’interpretazione in continua crescita, che trova il proprio apice nel terzo atto. Buona la celebre Un bel di Vedremo. Piero Pretti indossa i pannidell’americano Pinkerton con solidatecnica, manca però di volume. Stefano Meoè uno Sharplessdi alta levatura artistica:ogniintervento è interpretato con passione e voce dotata ditecnica, volume e molteplici sfumature. E la Suzuki di Laura Verrecchianon è da meno:anche lei un’ottima interprete che ha ben saputo contribuire alla magia di questo allestimento. Leggeroed efficace il Goro di Saverio Pugliese,vocalmente ben preparato e di ottime potenzialità. I comprimari si disimpegnano bene nei rispettivi ruoli. Buona la prestazione del Coro, preparato dalla MaestraFrancesca Tosi.Il pubblico ha accolto questo allestimento con entusiasmo, applausi convintie numerosechiamate al proscenio per gli interpreti.

 

Matteo Firmi

Il Castello Incantato , modernità e tradizione

Trieste – Il Teatro Verdi di Trieste sta cominciando un lavoro che lascia molto ben sperare.In un periodo in cui i giovani si  allontanano dal teatro, la direzione ha deciso, in modo molto coraggioso, di puntare su di loro. Il percorso iniziato un paio di stagioni fa con le opere in un atto egli incontri con le scuole sta proseguendo e la scorsa settimana ha debuttato la fiaba musicale Il Castello Incantato del compositore bolognese Marco Taralli,su libretto di Fabio Ceresa e ispirata al Soldatino di Stagno di Hans Christian Andersen. Comporre un’opera nuova in questo periodo storico è sempre un grandissimo azzardo, ma devo dire che Taralli lo vince! L’opera, della durata di un’ora e mezza, è un concentrato di linguaggi nuovi e ricordi del passato. Costruita per i più piccoli, fa tornare piccolo anche chi la gioventù non se la ricorda più. Melodica ma allo stesso tempo innovativa, quest’opera abbraccia linguaggi romantici, tecniche compositive del Novecento e rimembranze pucciniane. Unica osservazione, un‘ouverture che forse avrebbe potuto funzionare di più se fosse stata più breve:  i quasi dieci minuti la rendono difficile all’ascolto, ma sin dalla prima nota della prima scena lo sguardo dello spettatore è letteralmente stregato dal palcoscenico. La compagnia di canto vede un ottimo MotoharuTakei interpretare un magnifico Piombino ed una elegantissima Cler Bosco ballare per tutta l’opera nel ruolo di Stella. Il cattivo della vicenda, Jack in the box, interpretato da Andrea Binetti,è un personaggio denso di pensieri, cattiverie e gelosie,che si trasforma in un pupazzo molto buono e docile.Interpretazione interessante quella di Binetti, che sfoggia un bel timbro vocale. Le tre bamboline Brunetta, Rossella e Biondina portano subito alla mente dell’ascoltatore il trio di Turandot: ottima la loro performance vocale e divertente quella scenica. Il Folletto Fiordarancio, collante tra tutti i personaggi della storia,è ben interpretato da Paolo Ciavarelli. Selma Pasternak ha invece il difficile compito di creare la “magia del Natale” e grazie a un’ottima resa vocale ci riesce veramente. La regia e le scene di Francesco Esposito trasportano il piccolo (e grande) pubblico all’interno di magico film Disney.fZICRRRRRRRRRRRRRRRRRRRbnN I ragazzi presenti sul palcoscenico nei ruoli dei giocattoli sono guidati dalle splendide coreografie di Morena Barcone. L’orchestra, anche in questo caso, sfoggia le sue ottime maestranze in una partitura che richiede molteplici colori. Buona la direzione del giovane TakayukiYamasaki, già presente a Trieste nella produzione de Il segreto di Susanna di Wolf Ferrari. Chiudo questo mio scritto con l’auspicio che questo allestimento de Il Castello Incantatopossa trovare spazionella stagione della “grande lirica”, perché ne ha tutte le caratteristiche. Un’opera che dovrebbe essere rappresentata spesso, sia perché è bella, sia perché questo cast è riuscito a trasmettere la gioia di fare teatro.

La recensione si riferisce alla recita di martedì 18 febbraio.


Firmi Matteo

Dopo 36 anni il Principe Igor ritorna a Trieste

Trieste, 8 febbraio 2019- Assente da Trieste da 36 anni, il PrincipeIgor è un opera di Aleksandr Porfir’evičBorodin, completata e strumentata da Rimskij – Korsakov e Glazunov. La versione proposta a Trieste è quella in un prologoe tre atti, nell’allestimento delTeatrodell’Operadi Odessa. La produzione è di stampo nettamente classico,con le scenografiedi Tatiana Astafieva, molto sempliciebasate su tele dipinte, che, pur sembrando a prima vista elementari,nell’economia generale dell’allestimento risultano effettivamente convincenti. La regia di Stanislav Gaudasinsky, ripresa da Paolo Koshka, è molto didascalica. ygNYlOfLe luci di Yuri Vasyuchenko si possono, ahimè, definire banali. Un grande plauso va a tutta l’orchestra della Fondazione,che è riuscita ottimamente a gestire una partitura di non facile lettura: emozionante, in particolare, l’esecuzione delle danze polovesiane del secondo atto. Igor Chernetski, nelle vesti di maestroconcertatore, è riuscito nel difficile intento di rendere agibile a tutti una partitura molto complessa. Il coro,con il rinforzo del coro dell’Operadi Odessa, è riuscito molto bene a cambiare colore, passando dalla maestosità delle voci maschilialla leggerezza unica di quelle femminilie dipingendo a dovere il secondo atto. Il Principe Igor è stato interpretato da AlexeyZhmudenko, voce bella che ha saputo attrarre l’orecchio di tutto il pubblico,destreggiandosi bene  sul palcoscenico. stC7oOcLa principessa Jaroslavna, con la voce di Anna Litvinova, ha convinto molto nella seconda parte del primo atto, mentre nel complesso è risultatapiuttosto discreta.Accattivante il tenore Vladislav Goraynel ruolo del figlio di Igor. La strana coppia Eroska e Skulá, dalla comicità vagamente anni Trenta, è sembrata molto divertente.Chi si è avvicinato a quest’opera senza essere preparato l’avrà sicuramente trovata eccessivamenteimpegnativa e di difficile ascolto;affidandosi invece alla musica (e con un sano aiuto del libretto!)  siriesce a tirare le fila diuna storia complessa e forse mal costruita. L’allestimento delprologo e delprimo atto è molto elementare, mentre dal secondo atto è interessante e godibile. Magnifico il balletto: la coreografia a cura di Yuri Usherenko è una vera e propria boccata d’aria in un’opera che non riesce a trasmettere quella liricità cuilo spettatore italiano è abituato. Proporre un titolo del genere è stato chiaramente un azzardo, che però si può senza dubbio dire vinto. Il pubblico presente in sala ha applaudito vigorosamente una compagnia vocale solida, ben collaudata e molto convincente. Prossimo appuntamento, il Castello Incantato di Marco Taralli.

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M.F

Nabuccodonosor e Trieste

Nabucco è una delle opere che più compare nei cartelloni delle stagioni liriche e anche Trieste, dopo soltanto tre stagioni, ripropone questo grande classico verdiano.L’allestimento messo in scena è del Teatro Ponchielli di Cremona in coproduzione con il Teatro Grande di Brescia e il Fraschini di Pavia. La regia di Andrea Cigni, ripresa da Danilo Rubecca è sembrata sin da subito di vecchio stampo: nessuna scelta azzardata per introdurre qualcosa di nuovo che potesse dare respiro.

©️Fabio Parenzan

Le Scene ideate da Emanuele Sinisi sono ben pensate per questo allestimento, anche se le luci di Fiammetta Baldisserri non le hanno valorizzate. I costumi, curati da Simona Morresi con la consulenza di Veronica Pattuelli, sono sembrati funzionali alla costruzione scenica, pur risultando piuttosto cupi. Christopher Franklin, giovane direttore americano, dimostra grinta e aggressività nella direzione della serata. Il suo gesto, seppur molto chiaro anche dalla platea, non aiuta l’orchestra a trasmettere la sua idea musicale. L’interpretazione dell’opera è sembrata poco coerente con la partitura, la scansione metronomica della sinfonia non ha convinto chi scrive. Giovanni Meoni ha sfoggiato naturalezza e maestria nell’interpretare un Nabucco sentito profondamente nell’animo, nonostante qualche imprecisione negli acuti.

©️Fabio Parenzan

Amarilli Nizza, nel ruolo di Abigaille, non ha convinto totalmente né per quanto riguarda l’aspetto musicale, né per quello scenico.Vocalmente i suoi interventi nei primi due atti sono apparsi insicuri, mentre nei restanti due si è notata una crescita costante.

©️Fabio Parenzan

Riccardo Rados, il giovane tenore che ha interpretato la parte di Ismaele, è una voce interessante, che chi scrive spera di rivedere a Trieste in ruoli di maggior prestigio. Nicola Ulivieri è una garanzia: basso di vocalità piena, ha ben saputo interpretare il ruolo di Zaccaria. Insomma, in una sola parola, bravo! La giapponese Aya Wakizono è riuscita a destreggiarsi bene nella parte di Fenena, elegante, con un ottimo strumento vocale. I ruoli minori di Abdallo (Andrea Schifaudo), Anna (RinakoHara) e Il Gran Sacerdote di Belo (Francesco Musinu) sono stati tutti resi discretamente. Il coro diretto dalla M° Francesca Tosi ha ben saputo interpretare il celebre “Va, pensiero”,con calore e passione mentre in altre note pagine quali “Gli arredi festivi” non è stato in grado di convincere chi scrive. Un allestimento che non rimarrà nella storia, ma funzionale e ben strutturato. A fine spettacolo il pubblico ha tributato numerosi applausi.

Matteo Firmi

Trieste, 18 gennaio 2019

Trieste, Musical e Natale

Trieste ,24 dicembre 2018 –  Un dicembre “musicalmente” pieno quello che sta vivendo la città giuliana.Ieri 23 dicembre al Politema Rossetti infatti è stato consegnato durante il Galà dell’operetta, musical e opera buffa il premio internazionale dell’operetta e il premio nazionale Sandro Massimini. La serata ha visto sul palcoscenico della sala delle Assicurazioni Generali,la mitteleuropa orchestra diretta da Romolo Gessi , i cantanti Andrea Binetti, Stefania Seculin, Ilaria Zanetti e il baritono Eugenio Leggiadri-Gallani. Il programma ha visto pagine di Strauss con la frizzante esecuzione della Tik – Tak  Polka , l’operetta italiana con il divertente ed appasionante duetto di Andrea Binetti e Ilaria Zanetti con “Salome” da Scungnizza. Nella fine della prima parte è stato consegnato il premio internazionale dell’operetta a Riccardo Peroni.48423123_2272013123028251_5895833952341458944_n La seconda parte ha visto un “cambio scena” incentrandosi tutta sul musical, la performer triestina Stefania Seculin ha introdotto l’atmosfera con Blue Moon per poi arrivare al momento clou con Gianluca Sticotti che dopo un ottima esecuzione di “Maria” ha ricevuto il premio “Sandro Massimi”. Insomma una serata che per Trieste è oramai tradizione! Pochi giorni prima al teatro Bobbio, è andato in scena “La vera storia del Natale” un spettacolo-concerto con Daniela Pobega , Stefania Seculin e Alessio Colautti.Una serata che è il prosieguo del concerto andato in scena a Luglio dove le due voci han rivisto in versione Jazz le più famose song americane.Lo spettacolo è stata una carrelata di quasi 2 ore delle indimenticabili canzoni natalize intervallate dal “mattatore” Colautti. Una serata dove lo spirito natalizio si è manifestato regalando a tutti un po di spensieratezza che fa sempre bene.

I colori del Danubio …. genesi di un avventura

Quest’anno nel mese di aprile , sono stato invitato come giurato al concorso bandistico internazionale di Rijeka. Durante i 3 giorni, ho ascoltato con molto piacere le bande partecipanti, mettendomi in gioco e cercando di dare un punteggio che sia esattamente quello che il mio orecchio sentiva.

Rimasi particolarmente colpito dalla Bauernkapelle Erbschwang e decisi di mettermi in contatto con loro per fare un “qualcosa” assieme. I colori del Danubio nasce come simbolo della musica senza confini, Sabato primo dicembre avrò l’onore di dirigere la Bauernkapelle Erbschwang  a cui è dedicato. Il Brano scritto nel mese di Maggio e Giugno racconta la storia del fiume dalla foce al suo arrivo a Wien. La forma del brano è da considerarsi libera, ma si potrebbe definirla come una serie di miniature collegate. Il Fiume nasce nella Baviera e li comincia a camminare verso la lontana Romania. La prima parte dell’ouverture racconta il cammino di un piccolo fiume che cerca la sua strada, i colori dell’orchestrazione trasparenti quasi a indicare la cristallinità dell’acqua. La seconda parte, racconta la storia della città di Salisburgo, vista dall’occhi del fiume.

Le guerre per decidere se “essere Austriaci o rimanere attaccati alla Baviera. Il terzo tempo dell’ouverture descrive i colori dell’Alta Austria con i suoi prati infiniti e i colori della natura. L’ultima parte del lavoro è suddivisa in due parti ed è una riflessione dell’cambiamento storico che ha vissuto l’Austria.Il 1918 oltre ad essere la fine della Grande guerra è la data di fondazione della REPUBBLICA D’AUSTRIA. I temi dell’ultimo episodio s’intrecciano, frantumano il tema dell’inno asburgico è in una fanfara cinematografica si trasformano nell’inno attuale della repubblica. Io e la mia fidata Interprete partiremo al mattino di Venedì 30. Prima Esecuzione sabato 1 DICEMBRE ORE 20.30 – CONCERTO DI GALA DELLA BAUERNKAPELLE EERBSCHWANG 

The color of Danube, premiere 1 dicembre 2018- Ried Am Innkreis (A)

Parlano di me , nell’intervista a Gunther Reisegger  direttore della ” Bauernkapelle Eberschwang”

Die Bauernkapelle Eberschwang lädt zum Galakonzert am Samstag, 1. Dezember, um 20 Uhr in die Jahnturnhalle Ried ein. Kapellmeister Günther Reisegger gibt vorweg erste Einblicke in das Konzertereignis. Wie ist die Idee eines Galakonzertes mit internationalen Komponisten und Solisten entstanden? Günther Reisegger: Die Idee wurde im April dieses Jahres, nach unserem großen Erfolg beim internationalen Wettbewerb in Kroatien geboren. Branimir Slokar (der Juryvorsitzende und internationale Posaunenvirtuose) war sehr begeistert von der Musikalität des Orchesters und der individuellen Klasse der Musiker. Ein weiteres Jurymitglied (Matteo Firmi – italienischer Komponist) war voll des Lobes und schrieb für die Bauernkapelle völlig kostenlos die neue Komposition „The Colors of the Danube“. Dieses wird auch beim Galakonzert uraufgeführt und von ihm dirigiert. Stellt das Galakonzert eine große Herausforderung für Sie als Dirigenten dar? Günther Reisegger: Für mich ist jede musikalische Aufgabe gleich wichtig und so lebe ich das auch, egal ob Konzert, Wertung, Hochzeit, Begräbnis, etc. Aber in diesem Fall ist das Besondere natürlich das Begleiten von Weltstars und diese Aura zu spüren. Jeder von uns kann ganz viel für sein weiteres musikalisches Schaffen mitnehmen. Wie ist es dazu gekommen, dass die Bauernkapelle gemeinsam mit der Tanzgruppe Eberschwang ein Konzert gestaltet? Günther Reisegger: Es ist sozusagen ein Revival – denn 2012 haben wir im Rahmen unseres 70-jährigen Jubiläums bereits einmal mit ihnen gemeinsam ein Galakonzert veranstaltet. Die Zusammenarbeit hat derart viel Spaß gemacht, dass wir uns entschlossen haben, diese heuer fortzuführen. Tanz und Musik sind einfach Künste die, so finde ich, viel zu wenig gemeinsam präsentiert wird. Gibt es ein Stück, das besonders hervorgehoben gehört, beziehungsweise haben Sie beim Konzertprogramm ein persönliches Lieblingsstück? Günther Reisegger: Ja alle (lacht), denn ich habe sie ja selbst ausgesucht. Im Speziellen aber natürlich die klassische Ouvertüre “Der Barbier von Sevilla” sowie das Solostück mit Branimir Slokar und seiner Tochter Zora. Zudem freue ich mich sehr auf die Solisten aus den eigenen Reihen: Teresa Krittl mit Granada, Laura Reisegger und Franz Sensenberger mit Gesangsdarbietungen und Philipp Lang mit John Williams’ Stück „Born on the 4th of July” – ein Muss für jeden Musikliebhaber. Philipp ist gerade mittendrin mit seiner Trompete die Bühnen Europas zu erobern, aber er hat eines nicht vergessen, nämlich seine musikalischen Wurzeln, die Bauernkapelle Eberschwang. Ist dieses Konzert hauptsächlich für Blasmusikkenner, beziehungsweise -liebhaber oder auch für Laien in der Musikbranche unterhaltsam? Günther Reisegger: Unbedingt für Jede und Jeden. Denn es ist für Augen und Ohren ein wahres Erlebnis. Die Blasmusik präsentiert sich mit all ihren Facetten und beweist einmal mehr, was sie imstande ist zu leisten. Unterstützt durch Lichteffekte soll der Abend zu einemwahren Spektakel werden. Ich kann es kaum mehr erwarten, Sie alle zu diesem Erlebnis mit internationalem Flair und toller Musik und Bühnenshow begrüßen zu dürfen. Eckdaten: Datum: Samstag, 1. Dezember 2018 Beginn: 20:00 Uhr, Einlass: 19:00 Uhr Karten sind bei allen Musikerinnen und Musikern der Bauernkapelle sowie bei allen Raiffeisenbanken OÖ erhältlich.

I puritani ad aprire la stagione

L’apertura di una stagione lirica per un teatro è sempre qualcosa di molto importante. Quest’anno la fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi ha deciso di inaugurare con “I Puritani” di Vincenzo Bellini, affidando la direzione musicale al M° Fabrizio Maria Carminati e la regia al celebre soprano Katia Ricciarelli, affiancata da Davide Garattini Raimondi. La compagnia di canto scelta per allestire quest’opera “bella ma difficile” vede Elena Mosuc e Ruth Iniesta nel ruolo di Elvira, Antonino Siragusa e Shalva Mukeria in quello di Lord Talbo, Mario Cassi e Stephen Gaertner come Sir Riccardo, Alexey Birkus e Abramo Rosalen come Sir Giorgio e Albane Carrère nei panni di Enrichetta di Francia (successivamente sostituita da Nozomi Kato). Il ruolo di Sir Bruno è affidato al tenore Triestino Andrea Binetti e Lord Gualtiero a Giuliano Pelizon.L’allestimento a cura di Paolo Vitale prevede scena fissa, videoproiezioni e luci poco interessanti, pur essendo stata la struttura scenica costruita molto bene.

L’idea della scena fissa ha fatto sì che la musica non ne giovasse, trovando spesso affaticamento. I costumi disegnati da Giada Masi sono apparsi da subito ben curati e adeguati all’epoca in cui si svolge l’azione. Francesca Tosi ha mantenuto alto il lavoro sin qui svolto, preparando il coro in modo impeccabile. Ruth Iniesta, giovane soprano di origine spagnola, è, in un’unica parola, brava: la sua presenza scenica è stata come aria fresca in una produzione di non facile ascolto. Shalva Mukeria, che in questa recita interpreta Lord Talbo, vocalmente ha saputo ben tenere lo spettacolo, mentre dal punto di vista scenico è sembrato piuttosto impacciato e rigido nei movimenti. Nozomi Kato è stata una buona Enrichetta, sia vocalmente che attorialmente. Stephen Gaertner si è ben disimpegnato nel proprio ruolo, non riuscendo però a trasmettere al pubblico in sala calore e interesse. Abramo Rosalen ha dato il meglio di sé nel secondo atto, restando piuttosto in sordina nel resto dell’opera. Andrea Binetti ha fornito una buona interpretazione di Bruno Roberton, con naturalezza e voce piena. Giuliano Pelizon è una garanzia sia dal punto di vista recitativo che da quello vocale.Maria Carminati, che nella serata della prima ha ricevuto l’incarico di primo direttore ospite, ha dato una lettura “ad hoc”, inserendo, come da lui stesso accennato, due duetti vittime dei tagli di tradizione. Chi scrive si sente in seria difficoltà a giudicare l’interpretazione dell’opera in positivo o in negativo, se non esprimendo una non totale condivisione delle scelte operate. La regia a quattro mani non ha visto grossi o eclatanti movimenti, ma ha svolto il proprio compito nel rispetto massimo della partitura. L’orchestra della Fondazione ha ben tessuto il tappeto sonoro di quest’opera di rara esecuzione: da segnalare l’eccellente resa della sezione dei corni, con sonorità sempre piena e convincente, e il suono angelico dell’arpa di Marina Pecchiar. Un allestimento che, a giudicare dalla risposta del pubblico, vince ma non convince, con pochi momenti di applausi a scena aperta  

Matteo Firmi

Trieste, 17 novembre 2018

La Nuova Bora

Prosegue il mio lavoro, di ricerca e diffusione dei lavori eseguiti a Trieste nel secolo scorso. Dopo una lunga attesa è la volta di la nuova Bora, ovvero “Die neue Bora” del compositore Franz Zita. In questa marcia edita a Trieste nella prima parte nel 900 dalla casa editrice giuliana viene citato il popolare tema ” E anche il Tram..”  La marcia è edita da “KLIMENT MUSIKVERLAG”

Miniscore

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