Una chiacchierata con il m° Gianola

Roberto Gianola è uno dei giovani direttori italiani più apprezzati del panorama musicale internazionale. La sua attività di direttore d’orchestra si affianca oggi anche a quella di direttore artistico del Como Lake Festival. Ultimamente si è fatto notare a Trieste per la sua Mozartiade, dove abbiamo potuto incontrarlo, mentre in questi giorni è presente a Lubiana per un nuovo allestimento de I Capuleti e i Montecchi.

Maestro Gianola, come si è avvicinato al mondo musicale e, in seguito, alla direzione d’orchestra?

La mia esperienza in campo musicale inizia quando ero molto piccolo: a cinque anni suonavo il tamburello nella banda del mio paese. Inoltre mio padre era direttore della banda e mi ha avviato allo studio del flicorno e della tromba. In seguito ho cominciato i miei studi presso il Conservatorio di Milano, sia nella classe di tromba con il Prof. Bonino, che in quella di direzione d’orchestra. Mi sono poi perfezionato in direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Parigi. Contemporaneamente ai miei studi ho cominciato a collaborare con l’Orchestra di Lecco, sia come trombettista che come maestro preparatore. Ho avuto la possibilità di seguire molti allestimenti in ambito locale, facendo gavetta ma sempre con il timore di espormi come direttore fino a quando mi sono trovato in un momento in cui ho dovuto sostituire un direttore d’orchestra nella direzione del Gloria di Vivaldi. 

Dopo il debutto, come è andata avanti la sua carriera di direttore?

Ho avuto la fortuna di poter dirigere in moltissime sale da concerto in tutto il mondo, quali il Lincoln Center e la Carnegie Hall di New York o il Musikverein di Vienna. Ho potuto dirigere anche in Brasile, in Russia, a Hong Kong e in Cina. Per quanto riguarda i teatri italiani, ho collaborato con il teatro di Cagliari, con il Maggio Musicale Fiorentino e con il Teatro Filarmonico di Verona. Anche con Trieste ho una collaborazione stabile, lavoro al Teatro Verdi sempre con molto piacere. 

Qual è la differenza tra dirigere e concertare?

Sono due concetti apparentemente molto vicini ma che presentano alcune differenze. Solitamente si concerta in ambito lirico, quando ci si concentra su sé stessi e quando si è al servizio, per esempio, di un cantante. Io porto la mia idea, ma sono sempre aperto al confronto e al dialogo con gli artisti al fine di ottenere un risultato, spesso scendendo anche a compromessi. La direzione si applica di più a un contesto sinfonico, in cui l’orchestra è tenuta a seguire il direttore e a rispettare le sue scelte. Il direttore secondo me non deve parlare tanto con l’orchestra: il suo compito è fornire le sue idee, che devono essere poche e ben chiare.

Oltre a dirigere, è anche il direttore artistico del Como Lake Festival: ci racconta qualcosa?

A Como c’è un grande potenziale dal punto di vista musicale: molto spesso infatti vengono organizzati festival e concerti. Adesso all’interno del Festival organizziamo molti eventi di livello molto alto. D’estate, nel mese di agosto, organizziamo un concorso di canto lirico e uno per direttori d’orchestra: entrambi richiamano artisti da tutto il mondo. Sono molto soddisfatto dell’andamento del Festival e spero di poter continuare a mantenere il livello così in alto. 

Lei si è avvicinato alla musica da molto giovane: quanto è importante il sostegno della famiglia per un giovane che sceglie di intraprendere il percorso musicale?

Il sostegno della famiglia è assolutamente indispensabile, non si può pensare che un giovane intraprenda una carriera – musicale ma anche in altri campi – senza che la propria famiglia lo sostenga. Servierebbe anche un grande aiuto da parte dello Stato, che possa innalzare il livello di qualità dell’insegnamento della musica nelle scuole italiane elementari e medie, non solo all’interno dei Conservatori. Spesso ho organizzato incontri nelle scuole per sensibilizzare l’importanza dello studio musicale: penso che in Italia si debba partire con lo studio della storia della musica, in fondo abbiamo un patrimonio artistico che pochi altri paesi nel mondo possono vantare. 

Noi solitamente chiudiamo le nostre interviste chiedendo al nostro ospite: se potesse incontrare un grande artista del passato, chi sarebbe e perché?

Personalmente non sceglierei un artista del passato ma punterei su uno ancora vivo, posso? (ride, ndr) Sceglierei di conoscere il Maestro Riccardo Muti: ho sempre seguito la sua attività artistica ma non ho mai potuto incontrarlo di persona. Il mio modo di dirigere è stato in un certo senso influenzato anche dal gesto del Maestro Muti, per me ha rappresentato un’autentica scuola di direzione. Vorrei ringraziarlo per questo, per tutto ciò che mi ha insegnato come direttore d’orchestra. 

Ringraziamo il Maestro Roberto Gianola per questa bella chiacchierata.

Cecilia Zoratti e Matteo Firmi 

Ph.credit By Amusart 2020-2021

AL VERDI DI TRIESTE

MOZARTIADE, GIANOLA E BINETTI PER UN BUON MOZART AL VERDI DI TRIESTE

La stagione autunnale del teatro Verdi riprende con Mozartiade, ovvero Bastiano e Bastiana di Mozart, in un nuovo allestimento della Fondazione. Lo spettacolo è un ideale progetto didattico per far conoscere e capire la musica di Mozart al pubblico più giovane. L’orchestra, diretta da Roberto Gianola, sin dalle prime note dimostra grande affinità con il direttore, un suono molto chiaro e molto ben definito. Gianola, già conosciuto dal pubblico triestino, è una solida garanzia con gesto chiaro e personalità forte. La partitura ha subito un sano restyling con traduzione e versione ritmica a cura dello stesso Gianola e Binetti, una nuova orchestrazione a cura di Marco Taralli e Paola Magnanini. 

©Fabio Parenzan

Buona la versione “aggiornata” del testo che ben aiuta alla comprensione, invece chi scrive ha molti dubbi sulla nuova orchestrazione che se in molti punti ne agevola l’assieme in altri presenta sfumature poco affini alla musica di Mozart. Andrea Binetti cura la regia in ogni piccolo dettaglio portando l’ascoltatore a comprendere lo spettacolo con facilità. Le scene e i costumi curati da Paolo Vitale sono semplici, ma adatti ad una produzione che è in primis un progetto didattico. Rinako Hara interpreta una convincente Bastiana, buona vocalità ,estensione e nel interpretazione del personaggio trasmette una sana sensazione di tranquillità. Andrea Schifaudo nelle vesti di Bastiano ha ottime capacità attoriali mentre nelle vesti vocali mostra qualche momento di imprecisione.La giovane Nina Dominko interpreta una regina convincente che ben si avvicina al ruolo di Colà, interessante l’interpretazione dell’aria della regina della notte. Andrea Binetti oltre a curare la regia, la versione ritmica e traduzione interpreta un buon Cola, convincente in ogni aspetto. Il coro della fondazione ha avuto un’ paio di interventi nella narrazione della storia, buona globalmente la prima presenza con il nuovo maestro Paolo Longo. Mozartiade è una produzione interessante e ben pensata per un pubblico di ogni età e numerosi applausi accoglievano al termine tutti i protagonisti. 

Trieste, 10 settembre 2021

UN VERDI PASSIONALE PER LA CHIUSURA DELLA STAGIONE ESTIVA DI TRIESTE

La sera dell’8 agosto si è svolta l’ultima data della stagione estiva del teatro Verdi di Trieste. Sul podio a guidare l’orchestra Jordi Bernácer ad accompagnare Anna Pirozzi, Fabio Sartori e Ambrogio Maestri. La serata comincia con una serie di problematiche dovute all’introduzione del Green Pass che comporta un ritardo dell’inizio dell’esibizione di circa 20 minuti. L’orchestra della fondazione ben si presenta al pubblico in sala, buona l’esecuzione della sinfonia della Luisa Miller, suono compatto e pulito. L’entrata dei tre cantanti vede letteralmente una continua standing ovation ad ogni performance. Il soprano Anna Pirozzi, al suo debutto a Trieste, regala momenti magici sfoggiando sicurezza, tecnica e conoscenza del proprio strumento, vocalità ampia e bella, timbro vocale di rara bellezza.

Il tenore Fabio Sartori si presenta al pubblico triestino con guizzo e agilità, vocalità piena e un pizzico di esuberanza tenorile che rende ogni sua esecuzione eccellente. Il baritono Ambrogio Maestri dalla sua prima entrata dona sorrisi ed emozioni, la sua voce abbraccia ogni ascoltatore con passione e lo trasporta nell’ambiente verdiano. Interessante il terzetto del Trovatore in cui tutti i cantanti hanno saputo molto bene dare il meglio di sé. Il direttore d’orchestra Jordi Bernácer ben accompagna le compagini canore guidando l’orchestra del teatro Verdi con sicurezza. L’orchestra della fondazione è un’importante certezza, buone tutte le pagine sinfoniche, interessanti le esecuzioni della prima tromba Ziva Komar, del violoncello di Matteo Salizzoni e del primo violino Stefano Furini. Il coro della fondazione diretto dalla maestra Francesca Tosi ben soddisfa le aspettative con buone esecuzioni del “Va, pensiero” e “La vergine degli angeli”. 

©Fabio Parenzan/Teatro Verdi di Trieste

Sarà difficile dimenticare queste voci che assieme al recital dello scorso settembre hanno fatto rivivere la passione della lirica. Il Teatro Verdi chiude la stagione estiva con ottimi successi (Traviata e Vedova allegra), non resta altro che aspettare la ripresa delle attività per Bastiano e Bastiana con la direzione di Roberto Gianola e Madama Butterfly diretta da Francesco Ivan Ciampa.

UNA TRAVIATA PER RIPARTIRE


Il teatro Verdi di Trieste riapre le porte al pubblico e lo fa con una delle opere più amate dai suoi spettatori, La Traviata di Giuseppe Verdi, un’opera talmente popolare che non c’è bisogno di aggiungere nulla. 

L’allestimento proposto è quello portato nella fortunata tournée giapponese del 2019. Il ruolo di Violetta è stato ottimamente interpretato da Ruth Iniesta, che con disinvoltura ed eleganza ha ben convinto il pubblico sia vocalmente che sotto l’aspetto teatrale. Una performance di alto livello che resterà nelle memorie di molti. Alfredo, interpretato dal giovane tenore Marco Ciaponi, si è espresso molto bene sotto tutti gli aspetti vocali: buona la scena, aria e cabaletta che apre il II atto “Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti…Oh mio rimorso!”, e interessante per varietà di fraseggio la lettura dell’atto terzo. Il rapporto tra Violetta e Alfredo è quello che ovviamente ha subito fortemente le limitazioni imposte dall’epoca Covid-19. Ottimo colore vocale per Angelo Veccia: il suo Giorgio Germont evidenzia una caratterizzazione forte e ben marcata, mostrando di sapersi destreggiare al meglio sul palcoscenico. Buono il suo “Di Provenza il mare, il suol” e molto convincente durante la paternale di “Disprezzo degno”. 

©Fabio Parenzan

La parte di Annina è affidata alla giovane Elisa Verzier, che inizialmente appare timida ma sfoggia in seguito buona presenza scenica e vocale nel finale dell’opera supportando Violetta nelle sue ultime ore. Andrea Binetti ha ricoperto il ruolo del Barone Duphol con vocalità chiara e ben impostata, teatralmente ha reso al meglio le sue doti attoriali. La voce di Rinako Hara nel ruolo di Flora Bervoix pecca di una caratterizzazione eccessiva pur essendo elemento funzionale. Buone e convincenti tutte le altre parti di fianco: Motoharu Takei (Gastone), Giovanni Palumbo (Marchese d’Obigny), Hektor Leka (Dottor Grenvil), Dax Velenich (Giuseppe), Damiano Locatelli (un domestico di Flora) e Giuliano Pelizon (un commissario). Efficaci i due ballerini solisti, Guillermo Alan Berzins e Marijana Tanasković. 

©Fabio Parenzan

L’orchestra della fondazione ha regalato alla città una bella serata: buone le dinamiche e buono globalmente l’assieme, anche se ampiamente condizionato dalle problematiche dovute al Covid-19. La direzione di Michelangelo Mazza è risultata ben condivisa con l’orchestra. 

Il regista Mariano Baduin disegna una Traviata chiara ma fredda: l’evidente lavoro di regia è purtroppo stato ampiamente penalizzato dalla situazione contingente a livello di distanziamento sociale anche sul palcoscenico. Un plauso alla Fondazione che ha voluto fortemente dare un chiaro segnale di ripartenza. 

Trieste, 25 giugno 2021

Giacomo Puccini – Marcia in Do, for Wind Ensemble

Era intorno al 1870 quando il giovane Puccini prestava servizio presso la chiesa di Lucca come organista titolare e nei suoi primi manoscritti sono presenti marce, sonetti e sonate per la messa. In quei giorni era in voga, al termine della liturgia, eseguire una marcia per rendere gioiosa la conclusione del rito. I registri dell’organo e la “Banda di Lucca” sono stati la sua ispirazione per la composizione di queste marce. Solo nel 2017 sono stati ritrovati una serie di manoscritti scritti all’epoca e mai catalogati.

Settimino di Fiati della Civica Orchestra di Fiati “G. Verdi” – Città di Trieste, Noemi Falconer, flauto

Alessio Bergamasco -Sara Cozzolino, Clarinetti

Alberto Faroni, Oboe

Olivia Scarpa, Fagotto

Saverio Fazzina- Sofia Moro, Corni

Direttore e Arrangiatore , Matteo Firmi Edizioni musicali Baton Music Estratto audio tratto da “Napoleone Cozzi:il pittore delle muse” Riprese audio e video Maurizio Bressan

Don Camillo e Peppone

Esattamente un anno fa cominciavo a scrivere questo arrangiamento per piccolo ensemble di fiati su i temi dei film della saga “Don Camillo e Peppone ” eseguito all interno della rassegna Triestestate, nello spettacolo “Raccontando Fellini” con la sceneggiatura di Nadia Pastorcich, e la voce narrante di Julian Sgherla.

Ensemble di Fiati della Civica orchestra a Fiati “G.Verdi”- Città di Trieste diretto da Me

Organico :

Flauti: Olga Sosic e Sara Bembi

Oboe: Francesco Poropat e Alberto Faroni

Fagotti: Fulvia Antoniali e Olivia Scarpa

Clarinetti : Andrea Grison, Alessio Bergamasco e Dario Gherbaz

Horn: Luka Grego e Saverio Fazzina

Trombe : Isabella Tonini e Luca Pascolat

Tuba : Federico Ficiur

Arrangiamento attualmente non pubblicato

IL TEMPO PASQUALE: REQUIEM E AVE VERUM DI MOZART DALLA FENICE

Il Teatro La Fenice si avvicina alla Pasqua con una riflessione musicale attraverso le note del celebre Requiem e con il mottetto Ave verum Corpus di Mozart. A interpretare queste pagine magiche, oltre all’orchestra e al Coro della Fondazione, troviamo Ruth Iniesta, Cecilia Molinari, Anicio Zorzi Giustiniani e Alex Esposito sotto la direzione del Maestro Claus Peter Flor. Le due composizioni mozartiane non hanno sicuramente bisogno di presentazioni, essendo tra le più eseguite al mondo: il potere riflessivo di questa musica è tale che ogni interpretazione deve essere pensata in ogni minimo dettaglio. Ave Verum Corpus, nella versione originale per coro e orchestra d’archi, ha aperto il concerto: il mottetto ha introdotto l’ascoltatore in una ambientazione molto ricercata. L’ottimo Coro della Fondazione preparato da Claudio Marino Moretti ha espresso sin da subito eccellenza e ricercate sfumature vocali. La serata prosegue con il Requiem KV 626: la lettura approfondita di Claus Peter Flor ha regalato punti di estasi mistica e altri di saggia riflessione personale. Flor riesce a trasmettere allo spettatore quella passione e quel coinvolgimento che questa pagina regala, ma in certi momenti si lascia trasportare dall’ “errore umano” portando certi movimenti a un tactus troppo elevato.

La fusione di tutte le compagini di questa esecuzione è eccellente: coro, soli e orchestra riescono a dipingere un quadro perfetto. Il quartetto vocale è ottimo, le giovani voci dialogano e si fondono in un unicum come se cantassero insieme da una vita. Entrando nel dettaglio: il Kyrie di Ruth Iniesta è pulito e chiaro, nella sua lettura del Requiem si possono immaginare momenti paradisiaci, vocalità soave e sempre ben amalgamata nei momenti d’insieme e in rilievo in quelli solistici. Cecilia Molinari è un mezzosoprano che nella musica sacra è sempre in grado di arrivare al cuore di chi ascolta. La sua interpretazione del Requiem è sentita, riesce ad alternare momenti di preghiera e di liricità. Zorzi Giustiniani ben si disimpegna nella parte, chiarezza vocale e intonazione ottima lo caratterizzano in questa esecuzione. Alex Esposito, già ascoltato a Venezia pochi mesi fa, sfoggia potenza vocale e buon controllo del suo strumento. La sua interpretazione è caratterizzata da grande spiritualità e musicalità. Claudio Marino Moretti guida il Coro della Fondazione in un percorso rassicurante in un periodo di pandemia: nell’esecuzione di questo capolavoro della musica, il Coro trasmette solidità vocale e sicurezza. Un buon concerto, adatto al tempo pasquale. 

Venezia, 2 aprile 2021

I racconti del Dott Distefano …. puntata 1

Nel corso della scorsa stagione bloccata dalla pandemia, la stagione concertistica della mia orchestra vedeva una lezione concerto sul tema ” I 500 anni di Aquileia” , l’attività riprogrammata nel corso di febbraio del 2021 ha visto l’ensemble da camera della ” Civica orchestra a fiati, Giuseppe Verdi “Città di Trieste ” accompagnare l’ascoltatore della lezione del Dott. Santo Salvatore Distefano con il seguente programma musicale

W.A.Mozart – Ouverture da ” Lucio Silla” ( primo e secondo movimento)

Giuseppe Verdi – Preludio da Attila

Giuseppe Verdi – Oberto conte di san Bonifacio

Giuseppe Verdi – Estratti da ” Sinfonia da Stiffelio”

Tutti i brani sono stati arrangiati per l’occasione da me, i brani sottolineati sono editi da Baton Music.

Riprese e Audio a cura di Maurizio Bressan e Arianna Gregorat

ORGANICO
Flauto: Noemi Falconer
Oboi: Francesco Poropat, Alberto Faroni
Clarinetti: Andrea Grison, Alessio Bergamasco, Dario Gherbaz
Fagotti: Olivia Scarpa, Fulvia Antoniali
Corni: Luka Grego, Saverio Fazzina
Direttore: M°Matteo Firmi

WIENER STAATSOPER: TRAVIATA? FORSE UN PO’ TROPPO

Vedere come nel corso del tempo la visione di un’opera cambia, muta, si trasforma è sempre molto affascinante e ancora di più se questo lo si può vedere su dei gioielli immortali come La Traviata. Domenica 7 marzo nella stagione della Wiener Staatsoper abbiamo visto una nuova e alquanto bizzarra produzione con la firma di Simon Stone alla regia e Giacomo Sagripanti alla direzione. 

La musica scorre senza alcun problema, Sagripanti riesce con naturalezza e molta disciplina a guidare un’esecuzione chiara, limpida e molto appassionata. Il suono dei Wiener, è un acquarello con varietà infinite di colore per ogni sezione. Pretty Yende, interpreta Violetta con coraggio e orgoglio, dipingendo una donna piena di grinta e di voglia di vivere. Vocalità e musicalità rendono ottima la sua performance, molto interessante la sua interpretazione di ” Addio del Passato”. 

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

Il celebre tenore Juan Diego Florez veste i panni ( un po’ stretti) di un giovanile Alfredo, musicalmente perfetto con una potenza vocale e una flessibilità ben definite e vigorose, segnalandosi per l’ottima interpretazione del finale del secondo atto. In veste attoriale non è riuscito a entrare perfettamente nel personaggio pensato dal regista, ma con la sua straordinaria esperienza ha saputo cucirsi addosso una “sua” interpretazione molto realistica. 

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

Igor Golovatenko nel ruolo di Giorgio Germont ha ben saputo disimpegnarsi nella parte con un ottima interpretazione de ” Di Provenza il mare il suol..” Il ruolo di Annina è stato ben disegnato sulla brava Donna Ellen che ha saputo ben calarsi nelle diverse sfaccettature del personaggio creato dalla regia. Molto belli e affascinanti tutti gli interventi video curati da Zakk Hein: la sua visione ha ben saputo ringiovanire un personaggio che tante volte viene dato per scontato. Le sue riprese non sono mai “semplici”, riesce con la macchina da presa a curare i dettagli e osservare i dettagli del suo personaggio . I costumi curati da Alice Babidge sono la giusta interpretazione del idea regista, talvolta un poi confusionaria e poco ben definita. Efficace il contributo di Robert Bartneck (Gastone), Attila Morkus (Barone Douphol), Erik Van Heyningen (Marcese d’Obigny), Ilja Kazakov (Dottor Grenvil). 

©Wiener Staatsoper / Michael Pöhn

La regia a cura di Simon Stone cerca di ringiovanire una storia d’altri tempi, apprezzabile l’ingegno di spostare la narrazione ma i mezzi scelti dal regista non riescono a fondersi con la partitura verdiana. I mezzi scelti per il secondo atto , secondo lo scrivente, risultano quasi offensivi per la storia (trasformare una festa tra amici con un po’ di eccessi in una orgia con visibili collegamenti erotici) risulta tutto troppo azzardato. Il terzo atto è ben ambientato in un ospedale con movimenti scenici quasi da telefilm. Un allestimento gustabile pur con i suoi limiti, musicalmente di ottimo livello specialmente per gli interpreti Violetta e Alfredo e l’ottima la direzione musicale. 

Anna Netrebko a Vienna, Tosca on air

La stagione delle opere in streaming continua e le nostre recensioni in miniatura (“miniatura” perchè lo streaming trasmette in minima parte quello che è uno spettacolo dal vivo) sbarcano a Vienna con una Tosca nello storico allestimento del 1958 con la regia di Margarethe Wallmann e le scene e i costumi di Nicola Benois.

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Lo spettacolo sin dal alzata di sipario è suggestivo nella sua iper-tradizionalità, anche se ovviamente la recitazione dei solisti è lasciata un po’ alla bravura degli interpreti, come avviene spesso in queste produzioni di repertorio che fanno parte del calendario usualmente frenetico della Staatsoper. Osservando il comparto musicale, la qualità delle voci è senza dubbio indiscutibile con Anna Netrebko nel ruolo di Tosca, Yusif Eyvazov in quello di Mario Cavaradossi e Wolfgang Koch in quello del barone Scarpia. 

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Anna Netrebko disegna una Tosca passionale, veemente, con grande foga vocale e teatrale, risultando vincente nello sviluppo del personaggio da primadonna vezzosa nel I atto a eroina tragica negli altri due, cogliendo in pieno l’emozionante momento del “Vissi d’arte”. Al suo fianco Yusif Eyvazov veste i panni di un Mario Cavaradossi dal bel piglio eroico e giusto abbandono nelle sue arie, “Recondita armonia” ed “E lucevan le stelle”. Ritroviamo dopo il Falstaff in streaming da Monaco di Baviera, Wolfgang Koch, nel personaggio ben diverso di Scarpia, che gli si addice certamente di più, come si evince anche dall’incisività data al “monologo” che apre il II atto. 

©Wiener Staatsoper / Michael Poehn

Ottimo il comparto dei ruoli di fianco: Andrea Giovannini (Spoletta), Mikhail Kazakov (Un carceriere), Evgeny Solodovnikov (Cesare Angelotti), Wolfgang Bankl (Sagrestano) e Attila Mokus (Sciarrone). 

La direzione musicale di Bertrand de Billy disegna una fotografia dalle tinte non sempre perfettamente delineate, che talvolta appesantiscono la linea. Unica però è la concentrazione musicale dei Wiener Symphoniker che grazie all’ottimo feeling con la bacchetta rendono il finale dell’atto secondo una vera e propria scena da film. I colori che l’orchestra è riuscita a esprimere all’inizio del terzo sono intensi, i pianissimi e i mezzi piani riescono a  far riflettere l’ascoltatore sulla bellezza della vita così come Puccini voleva: l’alba di Roma che si fonde con lo stato d’animo di Mario Cavaradossi, che con lo sguardo volto al passato scorre con nostalgia i momenti felici della sua esistenza. La musica pucciniana è riuscita a far emergere tutta la passione del far musica insieme. Un allestimento sentito, una serata riuscita. 

Matteo Firmi e Francesco Lodola

recensione per Ieri oggi e domani opera !

Chiacchierata con Riccardo Radivo : Voce ai tecnici dello streaming

Le difficoltà del Covid impongono sempre più musica in formato “streaming”, ma spesso noi addetti del settore non conosciamo le difficoltà di chi riprende e organizza i nostri eventi on line. Per questa intervista ho pensato alla 2R Studio produzioni musicali che nei anni è diventata partner del concorso pianistico internazionale Busoni di Bolzano. In questi giorni abbiamo chiacchierato Riccardo Radivo CEO dell’azienda, che si occupa anche della regia televisiva delle loro produzioni

Ciao Riccardo e grazie della tua disponibilità di chiacchierare con noi, di cosa si occupa la tua azienda ? 

Innanzitutto grazie a te Matteo di questa chiacchierata e vengo subito al dunque. La mia ditta si occupa di produzioni audiovisive e di live streaming. Siamo specializzati nella produzione di musica classica sia solistica che cameristica, fino ad arrivare alla musica sinfonica o operistica. Oltre alla produzione audio/video  abbiamo un’etichetta digitale che produce CD distribuendo il prodotto in oltre 200 piattaforme digitali nel mondo. Collaboriamo con artisti, case discografiche, teatri e concorsi musicali internazionali come ad esempio il Busoni Piano Competition di cui  proprio in questi giorni stiamo curando la selezione internazionale con il Glocal Piano Project, coordinando 23 paesi assieme alla Steinway&Sons. Un progetto molto complesso che ha visto 97 candidati affrontarsi in 23 paesi differenti con delle registrazioni audio video di altissima qualità con la regia appunto dalla 2R Studio Produzioni Multimediali. 

Quali sono le difficoltà più grande che trovate nella produzione di un concerto in streaming ?

Mi verrebbe da dire l’ignoranza prima di tutto, la chiusura mentale e l’impreparazione tecnica della maggioranza dei teatri italiani. La poca ricerca di qualità nello streaming avviene affidando a pseudo professionisti che si improvvisano nel campo musicale che invece richiede qualità, peculiarità e profonda conoscenza della musica. Ma non c’è l’idea principale di investimento in questo settore, in Italia ovviamente, mentre all’estero qualsiasi sala da concerto è fornita quantomeno di un collegamento con banda larga per poter gestire questo tipo di eventi. Mi ricorderò sempre, dovevamo fare una produzione con Martha Argerich per l’inaugurazione di un Teatro appena restaurato. Appena arrivammo vidi “l’armadio” di fibra banda larga proprio fuori della porta del tetro e pensai “siamo a cavallo”. Mi collegai e riscontrati con stupore che all’interno del teatro avevano una linea ADSL normale a 7 mega contro i 100 mega di una banda larga…chiesi spiegazioni e mi dissero che non ci avevano pensato, che per loro l’ADSL per gli uffici e la biglietteria era sufficiente. Per fortuna avevamo con noi i nostri modem LTE e riuscimmo a trasmettere l’evento in tutto il mondo e non solo, essendo il teatro sold out facemmo rimbalzare il segnale in due cinema cittadini per accontentare e permettere a tutti i cittadini di poter vedere questo concerto straordinario.  A Vienna, per fare un altro esempio, hanno un mega schermo di 54mq  in piazza che trasmette tutto quello che accade all’Opera di Vienna, qui in Italia ti dicono che se fanno così nessuno poi viene in teatro a vedere i concerti o l’opera dal vivo, non riescono proprio a capire che qualsiasi divulgazione tecnologica della musica porterà più persone all’interno di un teatro ad assistere ad uno spettacolo dal vivo. La paura, e come detto l’ignoranza di ciò che non si conosce porta le dirigenze di teatri a fare scelte chiuse, vecchie e conservatrici che li taglieranno fuori dal mondo musicale che sta e deve cambiare.

Cosa pensi della grande diffusione di questo tipi di eventi ? Fanno bene o danneggiano la musica ? 

La musica in generale ma soprattuto la classica ha bisogno di qualità, avvicinarsi il più possibile ad un suono e a delle immagini reali, le produzioni di bassa qualità danneggiano terribilmente sia la musica che gli operatori tecnici di questo settore. Ma anche qui la poca lungimiranza dei direttori artistici di festival e teatri che pur di risparmiare affidano a incompetenti la realizzazione di questi spettacoli on line con un suono orribile e immagini e regia da dilettanti. Purtroppo anche uno Stato assente dal punto di vista culturale ed economico non aiuta le casse già magre dei teatri o associazioni che spesso sono costrette a trovare dei compromessi che a mio avviso fanno più danni che altro.

Nella produzione di un evento audiovisivo, quanto importante è l’analisi delle partiture ? 

Direi fondamentale, fondamentale per noi che siamo già nel campo da anni e conosciamo a memoria tutto ciò che succede in un concerto per pianoforte ed orchestra ad esempio, figuriamoci l’importanza per i meno esperti che hanno conoscenze più limitate. Senza partitura scendiamo sull’improvvisazione che è l’antitesi di professionalità.

Cosa deve aspettarsi un giovane esecutore da un evento “on line” ? 

I giovani artisti sono il nostro futuro sono gli unici a poter capire l’importanza di questi eventi, ma, non mi stancherò mai di ripeterlo, dobbiamo dare loro la qualità altrimenti fanno bene a rifiutarsi di fare concerti on line. Altra cosa importante il concerto on line all’artista deve essere riconosciuto come un vero e proprio concerto con lo stesso identico cachet. Qui in Italia ho sentito molti artisti lamentarsi che i direttori artistici pretendevano il concerto gratuito perchè on line e privo di pubblico in sala, anche questo frutto di una mentalità retrograda che molte dirigenze musicali ahimè hanno. 

 Grazie Riccardo per il tempo che ci ha regalato e per aver raccontato un po del “dietro le quinte” di questo tipo di eventi.

Matteo Firmi

PASSIONE E DINAMISMO PER UN BEETHOVEN LIGURE

Proseguono le attività in streaming dei teatri italiani: dopo la Petite Messe Solennelle di Rossini dal teatro “La Fenice” di Venezia tocca a “Omaggio a Beethoven” dal teatro Carlo Felice di Genova. La serata diretta dal maestro Francesco Ivan Ciampa vede le celebri “Egmont Ouverture”, “Coriolano Ouverture op. 62” e la settima sinfonia in la maggiore op. 92. Francesco Ivan Ciampa guida l’orchestra ligure con passione e raffinatezza: i suoi gesti risultano sempre eleganti e dettagliati, ogni movimento è una pennellata di un quadro dai mille particolari. La musica degli orchestrali della fondazione genovese è stata curata in ogni passaggio: nell’Ouverture da Egmont il suono dei clarinetti e degli oboi era aggressivo ma mai volgare, nel pianissimo iniziale gli archi risultano leggeri, il crescendo orchestrale appare fluido e lineare. “Coriolano” ha messo in risalto la liricità dell’amalgama sonora, le dinamiche di tutta l’Ouverture erano bilanciate con gusto. Interessante il suono molto nitido della sezione dei fagotti. La settima sinfonia ha convinto in ogni movimento: la freschezza dell’allegro del primo e la passione e la drammaturgia del secondo hanno emozionato anche a distanza; nel terzo e quarto movimento il direttore e l’orchestra sono apparsi in piena sintonia. Lento e quasi impercettibile il calo di pulsazione ritmica nella parte finale del quarto movimento. Un concerto forte, sentito, passionale che fa restare attaccati alla poltrona.

Petite Messe Solennelle, Teatro “La fenice”

Per festeggiare la madonna della salute, il teatro “La Fenice” di Venezia esegue la Petite Messe Solennelle di Gioacchino Rossini nella modalità “On line”. Il cast oltre al coro della fondazione  (oggi nella formazione ridotta)  diretto dal maestro Marino Moretti, nella veste solistica  Carmela Remigio per la parte di soprano, Cecilia Molinari per la parte di Contralto, Antonio Poli per la voce di Tenore e Alex Esposito per la voce di Basso. L’esecuzione della messa è eccellente, la massa corale curata in ogni dettaglio ed in ogni momento il colore del coro rispettava il testo sacro. Carmela Remigio emoziona i 1450 spettatori durante il Crucifixus, colore vocale e intensità portano l’ascoltatore a momenti di riflessione unici. Cecilia Molinari è una giovane promessa, ogni sua lettura rossiniana è densa di passione e sentimento. Ottimo il “Gratias”, dove la squisita amalgama vocale con le voci maschili e una limpidezza vocale fanno venire la pelle d’oca anche a molti chilometri di distanza. Il suo “Agnus Dei” è semplicemente perfetto. Il Tenore Antonio Poli  regala leggerezza e potenza nel celebre Domine Jesu, e una perfetta combinazione nei momenti d’assiemeAlex Esposito si disimpegna egregiamente nella lettura, il colore molto ben definito della sua voce regala quella profondità  spirituale che questa partitura è piena. Ad accompagnare questo ensemble vocale d’eccellenza sono Alberto Boischio e Raffaele Centurioni che interpretano queste pagine con ricchezza e religiosità. La parte dell’harmonium affidata a Roberto Brandolisio è sembrata un po debole di potenza sonora e di dinamiche, ma problematiche che sicuramente sono da affidare al web e non di  certo allo strumentista che ha eseguito ogni piccolo dettaglio della pagina rossiniana. L’ultimo numero della messa è “Agnus Dei” ha commosso ed emozionato, Intensità, religiosità, densità vocale gridano al mondo intero la ” voglia” di uscire da questa pandemia. Un’esecuzione che anche a distanza emoziona, appassiona e rende viva la voglia di arte. 

Ars Trio, Innovazione e passione per la musica da camera

Li aspettavamo nel mese di aprile, ma per via della situazione in cui ci troviamo abbiamo dovuto aspettare un po’. Loro sono l’Ars Trio di Roma, ovvero Laura Pietrocini, Marco Fiorentini e Valeriano Taddeo che a Trieste hanno lasciato il segno già diciannove anni fa vincendo il premio “Trio di Trieste”. Questa sera affronteranno un programma che, in una sorta di ritorno al passato, dalla musica contemporanea ci porta al romanticismo beethoveniano. Abbiamo trascorso con loro il tempo di un aperitivo per conoscerli meglio. Che cosa rappresenta per voi la musica?

La musica è un modus vivendi, è una sorta di bolla magica che galleggia sopra qualcosa di non tangibile; è un linguaggio che utilizziamo per sentire ma anche per pensare e per comunicare con chi abbiamo davanti, esaltando al massimo ognuno dei nostri cinque sensi. La musica è inoltre il veicolo che permette all’esecutore di comunicare con il pubblico colmando la distanza tra il palcoscenico e la platea.

Nel concerto che ascolteremo eseguirete anche musica contemporanea: come vi siete avvicinati a questo tipo di musica?

Per noi la musica contemporanea è assolutamente vitale e fondamentale da vivere e da scoprire: cerchiamo sempre di immergerci nella musica, in cui tutto ciò che sentiamo e percepiamo viene amplificato. La musica contemporanea si rifà a diversi generi musicali, ma dobbiamo sempre ricordare che si tratta della musica del nostro tempo: ogni musica è stata la musica contemporanea del proprio tempo, anche se non sempre è arrivata immediatamente al pubblico. Questo tipo di musica è indissolubilmente legato alla curiosità: non bisogna mai smettere di essere curiosi, di osservare il mondo e capire il contesto in cui viviamo. La curiosità, come la musica, serve all’uomo per essere felice.

Voi siete stato l’ultimo ensemble italiano a vincere il Premio Trio di Trieste: come affrontate la preparazione a un concorso?Quando ci si prepara per un concorso si deve avere un obiettivo comune, per raggiungere il quale studiamo con la massima concentrazione. Abbiamo vinto il Premio Trio di Trieste nel 2001: questa competizione figura tra le più importanti del mondo, insieme al Concorso Internazionale di Musica ARD di Monaco (Germania) e al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Osaka (Giappone). Per noi è stato molto importante, essendoci formati artisticamente presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena sotto la guida del Trio di Trieste. All’interno di un concorso è importante non solo suonare bene ma anche far sì che il proprio modo di suonare venga apprezzato dalla giuria che ascolta.

Come è nato l’Ars Trio e come avete capito di voler fare musica insieme?

Laura: Abbiamo iniziato suonando come duo (Marco ed io) in preparazione a concorsi musicali, ma occasionalmente suonavamo anche con altri strumentisti. Poi è nata la collaborazione con Valerio, che conoscevo già da tanto tempo. La decisione di costituire un trio è nata dalla nostra passione per la musica da camera, ma nel trio – a differenza del quartetto d’archi – ogni strumento ricopre un ruolo di primaria importanza.

Noi chiudiamo le nostre interviste chiedendo ai nostri ospiti: se poteste incontrare un autore del passato, chi scegliereste e perché?

Marco: Se ne avessi la possibilità, io vorrei incontrare Beethoven: la sua musica, rappresentando il passaggio tra il classico e il romantico, racchiude in sé molto di più di ciò che possiamo ascoltare. Nel suo immenso repertorio c’è un’immensa genialità ma allo stesso tempo una grande umanità.

Laura: A me piacerebbe incontrare Débussy e vivere in quell’epoca in cui gli artisti si conoscevano di persona e toccavano con mano il loro operato, osservando insieme passo dopo passo la costruzione della loro arte.

Valeriano: Mi sarebbe piaciuto conoscere Schubert e ascoltarlo mentre suonava con i suoi amici durante le “Schubertiadi”. Ma mi sarebbe anche piaciuto ascoltare un concerto di Arcangelo Corelli, un pianista formidabile che quando si sedeva al suo strumento trasferiva tutta la sua passione in ogni singolo suono. 


Ringraziamo l’Ars Trio di Roma per la disponibilità e vi diamo appuntamento per oggi e domani, 24 e 25 ottobre, al Teatro Verdi di Trieste alle ore 18!

Matteo Firmi e Cecilia Zoratti

La delicatezza di Mariangela Vacatello per festeggiare Beethoven

Il terzo concerto della stagione sinfonica del teatro Giuseppe Verdi di Trieste è un omaggio al grande Ludwig Van Beethoven. A dirigere la compagine orchestrale il giovane maestro Jordi Bernacer che abbiamo già visto al concerto inaugurale della stagione.

©️Fabio Parenzan

L’evento vedeva come solista la pianista Mariangela Vacatello nell’interpretazione del quarto concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. La serata si è aperta con il Capriccio Italiano di P.I. Tchaikovsky ben interpretato dal M.Bernacer, che ha saputo con decisione guidare l’orchestra in questa impegnativa pagina.Ottima sezione degli oboi, che ha garantito sonorità e leggerezza. Discreta la sezione dei corni, corposa di suono.

Dopo questo breve viaggio in Italia, è arrivata sul palcoscenico la bravissima Mariangela Vacatello: la sua interpretazione è decisa, il suono del pianoforte ha vita, la solista fa cantare il pianoforte come solo i grandi sanno fare. Il secondo movimento del concerto è stata una vera e propria “evocazione” dello spirito di Beethoven. Mariangela Vacatello ha dipinto ogni nota del secondo movimento con un maestria rara. Ogni suono era dolce, caldo, sentito profondamente. In quegli istanti lei non stava suonando un concerto per pianoforte ma stava metaforicamente dialogando con Beethoven. Mariangela Vacatello è un’artista da sentire dal vivo, la passione con cui suona è degna di nota. L’orchestra del Verdi ha ben saputo accompagnare la solista in questo lungo dialogo, restandole sempre a fianco e mai sovrastandola. Gustosi all’ascolto i due bis che Mariangela Vacatello ha regalato al pubblico in sala (3° tempo dalla sonata al chiaro di luna e Per Elisa). La maestosa terza sinfonia “Eroica” ha concluso la serata: Bernacer ha cercato di guidare l’orchestra in una lettura diversa dal solito, forse più prudente,non completamente convincente,tanto da sembrare quasi incompleta. Buona la celebre Marcia Funebre, ottimo il suono degli archi curato nei particolari. Globalmente soddisfacente la lettura del maestro Bernacer, gesto deciso e ottimo lirismo. Il pubblico presente in sala ha ben accolto questo programma.

Matte Firmi

Trieste, 7 ottobre 2020

Il trovatore post-covid alla Fenice

Se dovessimo descrivere Il Trovatore visto lo scorso fine settimana al Teatro La Fenice di Venezia (4 ottobre 2020), con poche parole, la definizione migliore potrebbe essere “Una bella fotografia Impressionista…. ma a tratti minimalista”. L’intero spettacolo con la regia di Lorenzo Mariani è un lungo e curato dialogo tra il nero e il bianco : pochissimi oggetti di scena ( alcuni tavoli e sgabelli e nulla più ) ma tutto perfettamente funzionante. Le luci di Fabio Barettin sono forti e coraggiose, riescono a caricare il pathos giusto di ogni scena . 

Il cast della recita vedeva Luca Micheletti nel ruolo del conte di Luna, presenza e ruoli attoriali imponenti, la sua voce è una continua sottolineatura dell’importanza di questo personaggio. Azucena, interpretata dalla bella Veronica Simenoni , è sembrata sin da subito nella sua parte, la voce calda e pastosa ha abbracciato gli  spettatori presenti.La sua interpretazione di “Stride la Vampa” è ottima, l’intonazione e il fraseggio sono molto chiari. Simon Lim si è ben disimpegnato nella parte, buona globalmente la sua interpretazione.

In una produzione completamente su tinte scure compare “il Trovatore”, Piero Pretti entra sulla scena in modo quasi nascosto, il suo personaggio completamente vestito di bianco entra nella parte lentamente dando  il meglio di sé  nell’ultimo atto. Interessante e piena di voce la sua lettura di “Di quella Pira”. La punta di diamante di questo cast è la giovane Roberta Mantegna, che  ha interpretato questo difficile ruolo di Leonora con eleganza e nobiltà . Emozionante la sua lettura dell’inizio dell’atto IV, coinvolgente l’ultimo duetto con Manrico. Mantegna utilizza il proprio strumento con arte e maestria, riuscendo ad utilizzare le sue doti musicali con magnetismo e l’ascoltatore presente in sala resta coinvolto in ogni sua azione.

L’orchestra della Fenice è in ottima forma, il colore orchestrale è denso in ogni arcata, profondo in ogni presenza dei fiati. Daniele Callegari ha ben saputo guidare questo allestimento con decisione e tecnica. Una messa in scena di raro gusto, una produzione che soddisfa in ogni dettaglio.

Matteo Firmi 

Venezia, 4 ottobre 2020

Il pianoforte di Mariangela Vacatello

Trieste si prepara al terzo concerto della stagione artistica. Venerdì 9 ritorna il grande virtuosismo del pianoforte con Mariangela Vacatello e Jordi Bernàcer sul podio. Il programma della serata vedrà l’apertura con Capriccio Italiano di Čajkovskij  e successivamente due pagine immortali di Ludwig Van Beethoven, il quarto concerto per pianoforte e orchestra e la terza sinfonia. Oggi con noi di Ieri,Oggi, Domani, Opera c’è Mariangela Vacatello, classe 1982, vincitrice di numerosi concorsi internazionali e solista di fama mondiale. 

Lei da giovanissima si è cimentata nel Concorso “Busoni” di Bolzano, cosa significa per una giovane studentessa confrontarsi in un concorso? 

Si, il Busoni è stato uno dei concorsi dove ho partecipato e dove sono stata più orgogliosa. La preparazione ad un concorso è totale e i mesi precedenti sono scanditi da una disciplina di studio forte – come per gli sportivi alle olimpiadi! –  che è determinante non solo per la competizione stessa (di cui non si può conoscere il risultato finale) ma serve a comprendere la propria motivazione nel percorso di una carriera e iniziare ad assaporare anche i sacrifici che ne fanno parte.

©Massimo Denari

Oltre ad essere una solista di fama è anche un’insegnante di conservatorio, cosa si aspetta dai suoi studenti?

Qual è l’insegnamento più grande che lei ha ricevuto nella sua carriera ?  Penso che il lavoro di un insegnante sia lungo proprio come una carriera concertistica! Tento di comunicare ai miei studenti non solo l’amore per ogni cosa che studiano, che affrontano e che li mette davanti a problematiche di diverso genere, ma anche di far capire che bisogna lavorare costantemente e con molta pazienza. La musica, come ogni altro mestiere che si desidera fare al meglio, richiede impegno, curiosità, lavoro su se stessi. La vita musicale è lunga ed ha bisogno di essere innaffiata tanto e con tanta passione e intelligenza. 

Venerdì sera si esibirà nel quarto concerto di Beethoven per pianoforte e orchestra, cosa significa preparare un concerto per pianoforte e orchestra? 

Questo è uno dei concerti che hanno accompagnato la mia carriera e sono estremamente fortunata ad avere la possibilità di poter conoscerne già diverse “chiavi di lettura”, così poter comprendere una parte (piccola forse) del pensiero del compositore e gioire di questo capolavoro. Un capolavoro che posso condividere con altri musicisti: è meraviglioso quando sul palco e durante le prove si instaura un filo invisibile di tensione e comprensione reciproca. 

©Davide Cerati

Nella sua carriera lei ha avuto numerosi concerti come solista e altri insieme con orchestre, secondo lei ci sono differenze nella preparazione sia a livello tecnico che interpretativo? 

Si, oltre settecento concerti e ognuno, se rileggo i vecchi programmi, ha una sua storia. 

 Lei preferisce esibirsi da sola o con l’orchestra? 

In certi momenti preferisco essere sola poiché nel poco tempo a disposizione di prove insieme non è sempre così semplice arrivare insieme a dei compromessi musicali. Il lavoro del solista e dell’orchestra ha dei tempi di studio (preparazione) molto diversi tra loro e, alcune volte, il linguaggio che si parla con coincide perfettamente. Però, d’altro canto, condividere la Musica sul palco insieme ad altri professionisti regala dei momenti di condivisione meravigliosi, talvolta inaspettati e quindi non saprei dirle cosa scelgo!

Quest’anno la cultura ha subito una brusca frenata, il lockdown ci ha obbligati a fermarci. Come ha trascorso quei mesi? 

Ho lavorato con i miei studenti online e ho tenuto conversazioni/interviste sui social e per i giornali. Ho studiato con un po più di calma e pensato moltissimo ai progetti che vorrei per il mio futuro musicale. La chiusura ha creato domande e dubbi ma allo stesso tempo mi ha fatto vedere con più chiarezza che non dobbiamo dimenticare le molte sfumature e gentilezze della vita che tendiamo a scansare e che sono però anche un nostro nutrimento.  Come persone e anche come artisti.

©Davide Cerati

Se avesse l’opportunità di incontrare uno dei grandi compositori del secolo scorso chi incontrerebbe? 

Debussy, anche se aveva un caratterino….

Ringraziamo la M°Vacatello e non resta altro che correre in biglietteria e prendere un biglietto per venerdì sera!

Matteo Firmi

Un secolo di Musical !

Trieste è una città piena di teatri. Non importa la grandezza, non importa il luogo fisico, non importano le difficoltà… la cosa che mi fa essere orgoglioso di questa città è che tutti i teatri sono vivi. Questa sera all’ultimo minuto ho avuto un biglietto assieme alla mia partner in crime per una produzione del Teatro Stabile Sloveno, “Un secolo di Musical” spettacolo/concerto a cura di Stanislav Moša. Ogni volta che metto piede al TSS la domanda che mi pongo all’inizio è sempre la stessa: “Ci capirò qualcosa?” e puntualmente dopo pochi momenti dello spettacolo i pensieri spariscono e si viene abbracciati dalla produzione che in quel momento è in scena.

Lo spettacolo di oggi è una boccata d’ossigeno per l’animo umano, due ore e 10 min di spettacolo dove ci si dimentica della mascherina e tutto scorre. Il cast formato da una decina di giovani era capitanato dalla splendida cantautrice slovena Tinkara Kovac, che ha regalato momenti veramente emozionanti. Interessanti le voci di Lara Komar e Patrizia Jurinčič Finžgar (che ha già calcato due stagioni fa il palcoscenico del TSS con “The last five years”). Durante tutto lo spettacolo il cast si è alternato nei vari numeri musicali con una naturalezza e freschezza di rara qualità.

L’aspetto musicale ha visto la presenza sul palcoscenico di una “micro orchestra” formata da due tastiere e fiati guidati divinamente da Patrick Greblo, ogni numero musicale é stato accompagnato con gusto e musicalità. Uno spettacolo che abbraccia tutti i presenti in sala, li coccola, regala quel tepore caldo che nell’ ambiente familiare fa stare bene. Il Teatro Stabile Sloveno è una delle eccellenze di questa città multiculturale. Si replica fino all’ 11 ottobre.

Sergey Krylov al Teatro Verdi

Per la seconda settimana consecutiva, il teatro Verdi ottimo un sold-Out, il secondo concerto della attività sinfonica 2020-2021 vede l’orchestra della fondazione accompagnare il celebre violinista Sergey Krylov in un percorso molto impegnativo nella doppia veste di direttore e solista. Il concerto è iniziato con la celebre ouverture Romeo e Giuliettadel compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij: la lettura di questo capolavoro ha subito svelato le carte di una serata musicalmente molto interessante e allo stesso tempo piena di domande tecniche per chi ha un orecchio sopraffino. La grande pagina russa ha visto sfoggiare una tavolozza di tinte estreme sempre ben eseguite ma mai unite in quadro unitario. L’orchestra si presenta pronta in ogni sezione: la pastosità del suono dei archi, la brillantezza dei fiati, la sezione delle trombe squillante e quasi militare, ma per chi scrive mancava un “collante” che redesse queste sezioni un unico grande dipinto.

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©Fabio Parenzan/Teatro Verdi di Trieste

Sergey Krylov ha successivamente preso in mano il suo violino per l’esecuzione del concerto in Mi minore per violino e orchestra di F.Mendelssohn. La tecnica e il suono del suo violino hanno letteralmente ammaliato tutto il pubblico: Krylov è un violinista eccezionale, riesce a incantare tutti. Nel complesso l’esecuzione del concerto di Mendelssohn è stata veramente ottimale. Il programma proseguiva con l’ouverture dall’opera La Gazza ladra di Gioacchino Rossini, una lettura “veloce” ma nel complesso ben sentita dal direttore. A chiudere il programma “ufficiale” il terzo tempo del Concerto n° 2 di Niccolò Paganini. La campanella ha ben risuonato all’interno del Teatro Verdi, il solista e direttore Krylov ha ben saputo portare a termine un colosso atteso da tutto il pubblico presente. La serata si è conclusa con due importanti bis: il primo l’ouverture da Le nozze di Figaro di Mozart e il secondo lo scherzo dal Sogno di una notte di mezza estate sempre di Mendelssohn.

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©Fabio Parenzan/Teatro Verdi di Trieste

Il pubblico triestino manda un bellissimo segnale al teatro dimostrando un legame che fa ben sperare. Trieste, come già accennato alla scorsa recensione, ha “fame” di cultura e questi concerti ne son la dimostrazione. Concludendo, una bella serata di musica e passione che fanno bene all’animo.

Matteo Firmi

Trieste, 27 settembre 2020